Le "Satire", dette dal poeta stesso "Sermones" (ovvero propriamente "conversazioni", e dunque scritte con stile e lingua studiatamente quotidiani), composte in esametri dattilici, sono divise in 2 libri: il I (35-33 a.C.) ne comprende 10, il II (30 a.C.) 8. Difficile ne è la cronologia interna.
SATIRE
LIBRO SECONDO
1 - I rischi del poeta satirico
.
Io mi diletto di chiudere in ritmi le parole,
al modo di Lucilio,
migliore di noi tutti.
Come a fedeli amici
egli affidava ai libri i suoi segreti,
senza cercare altrove diverso rifugio,
sia che gli andassero male o bene le cose:
cosí accade che la vita di questo vecchio
si distenda tutta dinanzi a noi
come dipinta su un quadro votivo.
Ed io lo seguo,
lucano od apulo ch'io sia:
il colono di Venosa ara i campi
a cavaliere delle due regioni,
qui insediato, per tradizione antica,
quando furono cacciati i sabelli,
perché in terre sguarnite di romani
non avvenissero incursioni di nemici,
sia che a scatenare la guerra
fossero le genti d'Apulia
o quelle bellicose di Lucania.
Ma questo mio stilo per primo
non attaccherà mai anima viva
e mi proteggerà
come una spada riposta nel fodero:
perché dovrei impugnarla,
finché sono al sicuro
dall'assalto dei malviventi?
Padre Giove, mio re,
possa consumarsi di ruggine
quest'arma nel suo angolo
e a me, che solo desidero pace,
nessuno rechi offesa!
Chi m'avrà provocato
(meglio non toccarmi, lo dico chiaro)
avrà modo di piangere:
segnato a dito,
sarà la favola di tutta la città.
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